Antonio De Lisa- Perché (Monologo teatrale)

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Antonio De Lisa- Perché (Monologo teatrale)


Scena

L’attrice ha disposta davanti a sé una fila di bottiglie di birra vuote, con sopra una candela. Quando dice una determinata frase, che segnaleremo, accende una candela. Alla fine, quando recita l’ultima battuta, le spegne tutte, una per una.


 

L’attrice è sul palco, in piedi, al buio, quando comincia a parlare si accende un riflettore. Ha una posizione obliqua rispetto al pubblico, che modifica quando comincia a parlare, volgendosi verso la platea.

Ha importanza rivelarvi il nome della città da cui vi parlo? Forse no. Andiamo avanti, senza nome …

… mi massaggio lo stomaco, che rischia di collassare sotto il peso dello sgranocchio randomatico e irregolare di questi giorni (e anche dell’alcol, se è per questo). Quando sono assonnata divento temibile,

posso rompere qualsiasi cosa incontri sul mio cammino …

E’ importante dare un nome al mio compagno? Forse no, ma chiamiamolo Roman … Roman sembra abbastanza lucido, ma forse si è svegliato tardi,

ha avuto il tempo di smaltire la sbornia della sera prima.

Gli altri entrano nel bar-pizzeria a testa bassa, peggio che a scuola.

Bar-pizzeria come un parcheggio per sfigati, ci passiamo le giornate.

(Pausa)

Roman ieri notte era in giro per la città nell’auto di un amico. La movida prevede una serie di tappe birrose e amicistiche, tra commenti sul più o meno e saluti agli amici che non si vedevano da tempo.

Passando per l’orribile e squallido piazzale dei pullman davanti alla regione, Roman si è esibito nella “ciambella”, dando un preavviso di pochi secondi agli astanti: “Ora vi faccio vedere una cosa”, seguito dallo sguardo interrogativo dell’amico.

La “ciambella” consiste nel lanciare la macchina a tutta velocità in retromarcia, tirare il freno a mano, sterzare e accelerare a tutto gas. La macchina comincia a guizzare, attorcigliandosi sul suo punto di simmetria.

Si gira, come sulla giostra.

La città gira intorno in tutta la sua notturna indifferenza.

(Pausa)

Il cicaleccio è fitto fitto, prima di prendere la sana decisione di bere qualcosa, che viene salutata con un evidente cenno di approvazione quasi unanime …

… il “quasi” riguarda la mia amica … la vogliamo chiamare in qualche modo? Chiamiamola Ariel … Ariel  dichiara di essere stanca e di volersene andare a casa.

Ariel è una secchiona, sta sempre a leggere.

Non la capisco. Che avrà tanto da leggere. E’ inutile …

Il gruppo si prepara a fare le ore piccole, a tirare tardi nella notte, a parlare di musica, di amori, di videogiochi, di angosce e tradimenti.

Ariel se n’è andata, a sognare l’amore. Lei l’amore lo sogna sui libri.

Ma forse ci ha ripensato, perché eccola che torna. A me sembra che Ariel faccia il filo a Roman, il mio ragazzo, ma lei nega …

gliel’ho chiesto una volta, ma lei ha detto di no …

(Pausa)

Il bar-pizzeria è diventato un viavai, gente che entra gente che esce;

Il giovane barista, che ha i capelli come El Sharawi, mette un po’ di musica, e allora l’intero edificio comincia a levitare,

stagliandosi su un cielo terso, luneggiante e glaciale.

Parte la percussione, cui segue il sax, il piano, la chitarra …

Ariel dice che vorrebbe fare un viaggio in Brasile. Vi immaginate fare un viaggio in Brasile?

Che sballo!, dice Roman, che se fosse per lui in Brasile ci andrebbe a piedi. Brasile? Ma anche Napoli. Napoli?

Facciamo sempre grandi progetti di viaggi ma non riusciamo ad andare mai da nessuna parte …

mai via da qui, da questo buco … un po’ per mancanza di soldi, un po’ perché …

non si capisce perché … forse perché siamo schiacciati sotto il tallone inesorabile dell’incapacità di agire …

(Pausa)

Il gruppo prende le strade della notte, destinazione il bar “Blue Sky”, dove si beve e si fa musica dal vivo.

Ovviamente senza Ariel, che prende invece la strada di casa, lei e il suo zainetto,

lentamente camminando sotto i lampioni del viale.

Roman si fa un giro fra i tavoli per salutare gli amici.

Non si parla d’altro che di calcio e scommesse …

(Pausa)

Ora è Olga ad entrare. E’ sempre un po’ imbronciata, Olga.

Si è laureata a Milano, ma per qualche motivo è tornata a casa, qui al sud. Ciascuno è libero di fare le proprie scelte e andarsene a studiare fuori regione può essere un’occasione di arricchimento;

molti l’hanno fatto, ma poi sono tornati. Ora invece non torna più nessuno, alla rincorsa di un mito, tranne Olga.

Le scuole del sud formano per tutta l‘adolescenza giovani nelle loro scuole che poi si specializzano altrove e magari finiscono a fare i ragionieri in una concessionaria di automobili a Cusano Milanino. Magari dopo aver fatto la Bocconi.

E’ un tasso negativo assoluto e non si capisce bene con quale guadagno, se non quello di essere considerati “terun”.

Bella roba, dopo tutti questi sacrifici; ma sembra proprio che bisogna rassegnarsi ai percorsi degli uccelli migratori meridionali, il mito è troppo forte!

Ci facciamo un’altra birra, mangiucchiando salatini.

Mi fa incavolare il fatto che quando c’è Olga quei due, lei e Roman, che sarebbe il mio ragazzo, si appartano parlando fitto fitto fra di loro

… ma di che parlano, poi, di chi parlano?

L’atmosfera è un po’ mesta stasera, sarà forse un po’ di stanchezza.

Il clima di questi giorni pesa.

Ogni cosa bisogna strapparla con i denti.

Se alzi la testa, spesso te la tagliano. E’ triste, sfiancante, senza prospettive, ansiogeno.

L’unica cosa è uscire, mangiare qualcosa insieme,

farsi una birra …

(Pausa)

Una cosa simpatica che è capitata a uno di noi recentemente, è la laurea di Faril. Si avvicina il momento in cui celebreremo degnamente la sua laurea.

E’ diventato un ingegnere.

Dai, ci ubriacheremo.

Non come l’ultima volta, in cui abbiamo fornito un’indecorosa prestazione durante una festa privata in un grande albergo della città.

Ci sarebbe da raccontarle, le imprese di quella memorabile notte, quando Marvin ha abbracciato un albero.

A un certo punto ho avuto la sensazione che Roman mi stesse addirittura facendo le corna con Ariel, cosa possibilissima data la sua euforia di quei giorni …

Roman lamenta il fatto che in questo periodo non ha un soldo in tasca.

In questo periodo non fa molto freddo e pensa di poter suonare sotto i portici, con un cappello per terra per le offerte. Lui lo chiama crowdfunding selvaggio …

Marvin non ha compreso il significato della parola crowdfunding ...

Facciamo sempre grandi progetti di iniziative ma non riusciamo ad andare mai da nessuna parte … mai via da qui, da questo buco … un po’ per mancanza di forza, un po’ perché …

(Pausa)

Cullati nel dolce conformismo di provincia, le vacanze di Natale assumono contorni lirici.

Il ricongiungimento familiare di chi è fuori per studio consiste in una rapida comparsata nel pranzo di famiglia e per il resto fuori con le amiche e gli amici a tessere nuove trame;

a lavare la biancheria sporca ci pensa la mammina, che è tanto contenta quando si può risentire di nuovo e finalmente necessaria.

… lunghe processioni giovanili solcano la città, con stazioni di raccoglimento in cui si vanta la pratica della promiscuità e della conquista della fama …

fama? ah, già, perché fanno i provini per partecipare come spettatori a X Factor …

vogliono diventare “pubblico” …

… “pubblico” televisivo …

Si fanno sempre grandi progetti. Ma vale pena fare  grandi progetti per diventare “pubblico”?

senza poi andare mai da nessuna parte …

eppure sarebbe bello, via da qui, da questo buco …

… perché …

Molti possono godersi in pace gli effetti salutari degli psicofarmaci, senza misurare le dosi, con lunghe dormite sulla poltrona davanti alla tele e interminabili sogni di riscatto …

certe volte piacerebbe anche a me diventare “pubblico” …

Si gira a raccogliere la corona d’alloro che le ha lanciato Faril durante la cerimonia di laurea

la corona d’alloro della laurea di  Faril! … me l’ha lanciata di proposito, come il bouquet della sposa …. potrei essere io la prossima … laureata …

Si sente una voce imperiosa che la chiama: “Cameriera, un’altra birra, per favore!”

Arrivo, arrivo … quanta fretta! (lancia via la corona sul pubblico in platea).

L’attrice spegne le candele, una per una.

Antonio De Lisa

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