Antonio De Lisa – Note minime di regia

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Antonio De Lisa – Note minime di regia

Nelle rassegne cui mi è capitato di assistere ultimamente mi è sembrato di notare una tendenza abbastanza estesa: per risparmiare sui costi la maggior parte delle compagnie sono formate da due-attori al massimo. Con queste formazioni il teatro diventa un teatro di attori, in cui conta la performance e non il testo. E se non conta il testo, non conta neanche la regia. Il teatro moderno si apre con due grandi registi, Adolphe Appia e Gordon Graig, che trasformano il concetto stesso di messa in scena. In precedenza il teatro era fatto da compagnie gestite da capocomici. Siamo di nuovo vicini a quella pratica.

Bisogna dire che con la scomparsa di Luca Ronconi, si è chiusa un’epoca, la grande epooca dei registi moderni. Ogni tanto qualcuno mi confida questa o quella esperienza vissuta con i grandi registi, da Giorgio Strehler a Ronconi. Erano dolori. Magari non con Ronconi, che era sempre contenuto nelle sue espressioni anche se spietato nei giudizi, ma con Strehler si stava sulle spine. Strehler urlava, si agitava, non stava fermo un attimo, diceva tutte le battute. Ora, se provi ad alzare minimamente la voce su un errore di un attore, sei perduto. Il regista viene considerato poco più di un’aggiunta per fare curriculum.

Stando così le cose viene da chiedersi: ma qual è veramente il ruolo del regista di teatro? Ho sempre pensato che al di là del tecnicismo di cui gli stessi registi si vantano, il ruolo del regista sia quello di un lettore privilegiato di un testo teatrale. La domanda successiva è: ma perché, il testo teatrale ha bisogno di una particolare lettura? Sì, il regista vede nel testo teatrale quello che non c’è scritto. Il testo di teatro è breve (ok, a parte l’Amleto, per dire, o La Celestina), e si scrive con determinate caratteristiche. Il regista è colui che ci vede dentro in profondità e nelle sfumature. Il testo teatrale è scarno, qualcuno dice che non è nemmeno letteratura. Ecco perché ci sono i registi.

Se un regista riesce a leggere a fondo un testo teatrale, capisce qual è la direzione che deve prendere la drammaturgia, non ha bisogno di tanti sotterfugi scenici o spettacolari. E allora comincia il lavoro con l’attore e sull’attore. Non c’è un modo univoco per recitare una battuta di teatro, ce ne sono infiniti, ma solo un modo o pochi sono in grado di rendere giustizia al testo. E questo si dovrebbe ricercare, quel modo. Di solito un provino da attore consiste nell’interpretazione di un grande monologo di repertorio. Questo serve, certo, ma secondo me è più un esercizio di memoria che altro. Io gli farei recitare un dialogo “stretto” di una commedia di Molière (per “stretto” si intende a botta e risposta). Perché è lì che si vede la sua duttilità, prontezza e brillantezza. Si fanno provini basati su prove da grandi attori, a me per esempio interessa più l’attore “medio”, capace du venirti dietro con intelligenza, per dare vita a uno scambio, da cui poi nasce il teatro.

Se un regista riesce a leggere a fondo un testo teatrale, capisce qual è la direzione che deve prendere la drammaturgia, non ha bisogno di tanti sotterfugi scenici o spettacolari. E allora comincia il lavoro con l’attore e sull’attore. Non c’è un modo univoco per recitare una battuta di teatro, ce ne sono infiniti, ma solo un modo o pochi sono in grado di rendere giustizia al testo. E questo si dovrebbe ricercare, quel modo. Di solito un provino da attore consiste nell’interpretazione di un grande monologo di repertorio. Questo serve, certo, ma secondo me è più un esercizio di memoria che altro. Io gli farei recitare un dialogo “stretto” di una commedia di Molière (per “stretto” si intende a botta e risposta). Perché è lì che si vede la sua duttilità, prontezza e brillantezza. Si fanno provini basati su prove da grandi attori, a me per esempio interessa più l’attore “medio”, capace du venirti dietro con intelligenza, per dare vita a uno scambio, da cui poi nasce il teatro.

Se dovessi scegliere tra un teatro fatto da scenografi e uno fatto da attori, sceglierei il secondo. Quando studiavo, mi parlavano dell’effetto-Zeffirelli sul teatro moderno, tutto smancerie e false raffinatezze. Avevo letto che anche Visconti non scherzava. Ma questo per dire che quando manca la funzione di cerniera del regista, si sfilaccia il rapporto tra letteratura drammatica e performance teatrale. Sofocle recitava nelle sue tragedie, ma la cosa importante era che le scriveva. Si dice che sia addirittura morrto soffocato mentre recitava l’Antigone. Teatro è sintesi tra testo e performance, perciò tutti i tentativi di fare giochini col teatro sono destinati a magri risultati.

Ho usato l’espressione: il regista plasma l’attore. Non si tratta certo di un’operazione psicologia. E’ qualcosa di diverso: il tono di voce, la possibilità di articolare un certo movimento, sia pure un movimento di una sola mano, il suggerire come alzare un sopracciglio, sono tutti elementi che si possono lavorare fino a raggiungere una plasticità particolare, capace di amplificare il ruolo dell’attore in quella drammaturgia. Ma per fare questo ci vuole tempo, molto tempo. Oggi si stanno sempre più riducendo i tempi per le prove e il risultato si vede. Grotowsky teneva gli attori impegnati per mesi nelle prove dei suoi spettacoli.


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