I versi delle canzoni. La canzone storica e politica del ‘900

I versi delle canzoni

La canzone storica e politica del ‘900

I versi della  canzone storica e politica del ‘900. Tentativo di un’analisi

di Antonio De Lisa

Musica e storia tra Otto e Novecento

Echi del Risorgimento

ADDIO MIA BELLA ADDIO (ADDIO DEL VOLONTARIO)

Testo e musica di Carlo Bosi

CAMICIA ROSSA

LA BELLA GIGOGIN

La Bella Gigogin è stata musicata dal Maestro Paolo Giorza su testo anonimo.

E A ROMA A ROMA

Canto anticlericale garibaldino, Rivoluzioni, Restaurazione, Risorgimento (1789-1870). Fonte: Settimelli Leoncarlo, Falavolti Laura, Canti satirici anticlericali, Roma, Savelli, 1976

E a Roma a Roma
ci sta un papa
che di soprannome
si chiama Pio Nono
lo butteremo giù dal trono
dei papa in Roma
non ne vogliamo più

Lo butteremo giù dal trono
dei papi in Roma
non ne vogliamo più

Prima in San Pietro
e poi in San Paolo
e le lor teste
vogliamo far saltar
e in piazza d’armi la ghigliottina
e le lor teste
vogliamo far saltar

E in piazza d’armi la ghigliottina
e le lor teste
vogliamo far saltar

E a Roma a Roma
suonavan le campane
piangevan le puttane
gh’è mort al puttanè
lo butteremo in una pignatta
o brutta vacca
buon brodo ci darà

Lo butteremo in una pignatta
o brutta vacca
buon brodo ci darà

Chi siete voi?
Noi siamo piemontesi
Voi siete vili
barbari e assassini

No!

Siam valorosi garibaldini
che anche Roma
vogliamo liberar

Siam valorosi garibaldini
che anche Roma
vogliamo liberar

E sulle mura
di quei conventi
piazzeremo piazzeremo
i nostri cannoni
e ai preti e ai frati
quei birbantoni
il buon giorno
lor lo daremo noi

E ai preti e ai frati
quei bi-quei birbantoni
il buon giorno
lor lo daremo noi

L’Italia giolittiana

A TRIPOLI- TRIPOLI BEL SUOL D’AMOR (1911)

Sai dove s’annida più florido il suol?
Sai dove sorride più magico il sol?
Sul mar che ci lega coll’Africa d’or,
la stella d’Italia ci addita un tesor.

Tripoli, bel suol d’amore,
ti giunga dolce questa mia canzon,
sventoli il Tricolore
sulle tue torri al rombo del cannon!
Naviga, o corazzata:
benigno è il vento e dolce è la stagion.
Tripoli, terra incantata,
sarà italiana al rombo del cannon.

A te, Marinaro, sia l’onda sentier;
sia guida Fortuna per te Bersaglier;
và e spera, soldato, Vittoria è colà…
Hai teco l’Italia che gridati: va!

Tripoli, bel suol d’amore,
ti giunga dolce questa mia canzon,
sventoli il Tricolore
sulle tue torri al rombo del cannon!
Naviga, o corazzata:
benigno è il vento e dolce è la stagion.
Tripoli, terra incantata,
sarà italiana al rombo del cannon.

Al vento africano che Tripoli assal
già squillan le trombe la marcia real.
A Tripoli i turchi non regnano più:
già il nostro vessillo issato è laggiù…

Tripoli, bel suol d’amore,
ti giunga dolce questa mia canzon,
sventoli il Tricolore
sulle tue torri al rombo del cannon!
Naviga, o corazzata:
benigno è il vento e dolce è la stagion.
Tripoli, terra incantata,
sarà italiana al rombo del cannon.

Un bel militare voleva da me
un sì per qualcosa (sapete cos’è).
Gli dissi ridendo: “Tu avrai quel che vuoi;
ma prima, birbante, va’ a Tripoli, e poi…”!

Tripoli, bel suol d’amore,
ti giunga dolce questa mia canzon,
sventoli il Tricolore
sulle tue torri al rombo del cannon!
Naviga, o corazzata:
benigno è il vento e dolce è la stagion.
Tripoli, terra incantata,
sarà italiana al rombo del cannon.

La Grande Guerra

“MIO AMOR L’È ANDÀ A LA GUERRA”

Ballata di Ripalta Nuova, Cremona

“Non posso cantar né rìdere/ che ‘l mio cuor l’è appassionà/ Non posso cantare né rìdere/ che ‘l mio cuor l’è appassionà. / Mio amor l’è ‘ndà a la guerra/ chissà quando ritornerà…”.

Fonte: R. Leydi, I canti popolari italiani, Milano 1973.

IL PIAVE MORMORAVA

Il Piave mormorava calmo e placido al passaggio

dei primi fanti il ventiquattro maggio;
l’esercito marciava per raggiunger la frontiera
per far contro il nemico una barriera!
Muti passaron quella notte i fanti,
tacere bisognava e andare avanti.
S’udiva intanto dalle amate sponde
sommesso e lieve il tripudiar de l’onde.
Era un presagio dolce e lusinghiero.
il Piave mormorò: “Non passa lo straniero!”
Ma in una notte triste si parlò di tradimento
e il Piave udiva l’ira e lo sgomento.
Ahi, quanta gente ha visto venir giù, lasciare il tetto,
per l’onta consumata a Caporetto.
Profughi ovunque dai lontani monti,
venivano a gremir tutti i ponti.
S’udiva allor dalle violate sponde
sommesso e triste il mormorio de l’onde.
Come un singhiozzo in quell’autunno nero
il Piave mormorò: “Ritorna lo straniero!”
E ritornò il nemico per l’orgoglio e per la fame
voleva sfogar tutte le sue brame,
vedeva il piano aprico di lassù: voleva ancora
sfamarsi e tripudiare come allora!
No, disse il Piave, no, dissero i fanti,
mai più il nemico faccia un passo avanti!
Si vide il Piave rigonfiar le sponde
e come i fanti combattevan l’onde.
Rosso del sangue del nemico altero,
il Piave comandò: “Indietro va’, straniero!”
Indietreggiò il nemico fino a Trieste fino a Trento
e la Vittoria sciolse l’ali al vento!
Fu sacro il patto antico, tra le schiere furon visti
risorgere Oberdan, Sauro e Battisti!
Infranse alfin l’italico valore
le forche e l’armi dell’Impiccatore!
Sicure l’Alpi, libere le sponde,
e tacque il Piave, si placaron l’onde.
Sul patrio suol vinti i torvi Imperi,
la Pace non trovò né oppressi, né stranieri!

Il Fascismo

Dall’Inno degli studenti a Giovinezza-

La storia della celebre canzone Giovinezza comincia con una contraffattura. La melodia di Giovinezza era quella di un canto goliardico (intitolato Commiato) che all’epoca era discretamente diffuso, composto da Giuseppe Blanc nel 1909 su testo di Nino Oxilia. I percorsi che hanno dato vita a Giovinezza sono raccontati da Asvero Gravelli (I canti della rivoluzione fascista, Roma 1926). Blanc canta per la prima volta il Commiato alla mensa durante un corso di sci per gli Alpini e i giovani ufficiali lo proclamano Inno degli sciatori; durante la guerra lo stesso canto con le strofe scritte dall’ardito Marcello Nanni si diffonde tra i soldati (senza che Blanc stesso lo sapesse) e viene promosso a Inno degli arditi; nel 1919 la stessa canzone viene adottata dalle squadre fasciste (Savona e Straniero segnalano che una melodia popolare molto simile a quella di Giovinezza è pubblicata da Filippo Marchetti in una raccolta di cantari popolari romaneschi con il titolo Il cerchio). Nella raccolta di Carrara si trovano due varianti una intitolata Inno degli Arditi l’altra Inno fascista; mentre i versi ufficiali dell’Inno Trionfale del Partito Nazionale Fascista vengono poi scritti da Salvator Gotta. Nel tempo il testo si è modificato considerevolmente, mantenendo invariati solo la musica e il ritornello, e numerose sono state le varianti adottate via via dai fascisti

COMMIATO- INNO DEGLI STUDENTI

I.
Son finiti i giorni lieti
degli studi e degli amori,
o compagni in alto i cuori
e il passato salutiam!
E’ la vita una battaglia,
è il cammino irto d’inganni,
ma siam forti, abbiam vent’anni,
l’avvenir non temiam.

Giovinezza, giovinezza,
primavera di bellezza!
Della vita nell’asprezza
il tuo canto squilla e va!

2.
Stretti, stretti sotto il braccio
d’una piccola sdegnosa,
trecce bionde, labbra rosa,
occhi azzurri come il mare…
Ricordate in primavera
nei crepuscoli vermigli,
tre le verdi ombre dei tigli
i fantastici vagar?

Giovinezza, ecc…

3.
Salve, nostra adolescenza!
te, commossi, salutiamo,
per la vita ce ne andiamo;
il tuo riso cesserà!
Ma se un dì venisse un grido
dei fratelli non redenti
alla morte sorridenti
il nemico ci vedrà!

Giovinezza, ecc…

GIOVINEZZA

Prima versione dell’inno del PNF 1922

Su, compagni in forti schiere,
marciam verso l’avvenire
Siam falangi audaci e fiere,
pronte a osare, pronte a ardire.

Trionfi alfine l’ideale
per cui tanto combattemmo:
Fratellanza nazionale
d’italiana civiltà.

Giovinezza, giovinezza
primavera di bellezza,
nel fascismo è la salvezza
della nostra libertà.

Non più ignava nè avvilita
resti ancor la nostra gente,
si ridesti a nuova vita
di splendore più possente.

Su, leviamo alta la face
che c’illumini il cammino,
nel lavoro e nella pace
sia la verà libertà.

Giovinezza, giovinezza
primavera di bellezza,
nel fascismo è la salvezza
della nostra libertà.

Nelle veglie di trincea
cupo vento di mitraglia
ci ravvolse alla bandiera
che agitammo alla battaglia.

Vittoriosa al nuovo sole
stretti a lei dobbiam lottare,
è l’Italia che lo vuole,
per l’Italia vincerem.

Giovinezza, giovinezza
primavera di bellezza,
nel fascismo è la salvezza
della nostra libertà.

Sorgi alfin lavoratore
giunto è il dì della riscossa
ti frodarono il sudore
con l’appello alla sommossa

Giù le bende ai traditori
che ti strinsero a catena;
Alla gogna gl’impostori
delle asiatiche virtù.

Giovinezza, giovinezza
primavera di bellezza,
nel fascismo è la salvezza
della nostra libertà


Gli anni Trenta – La conquista dell’Africa

AFRICA NOSTRA (Ruccione)

1.
Son raccolte da cento contrade
le più belle legioni del mondo;
riprendendo di Roma le strade
oltrepassano il mare profondo.
Esse avanzano in terra africana,
sfavillanti di gioia pugnace
per donare alla patria lontana
un diadema di terre e di mar!

Siamo le camicie nere,
siamo fanti, siamo i primi,
siamo mille ardite schiere,
siam gli eroi di Mussolini!

Artiglieri e bersaglieri
Noi farem la nostra storia
Coi cannoni e con gli avieri
Colle bombe e coi pugnali!

2.
Annientato sarà dalla scure
che brandisce la mano Littoria
chi si oppone alle mète sicure
che il Fascismo ha segnato alla gloria.
Nel fiorire d’acciaio e di carmi
splenderà la radiosa Vittoria
nella luce fulgente dell’armi
l’Abissinia redenta sarà!

Siamo le camicie nere…

Fonte: audiocassetta, Inni del Fascismo. Canti d’Africa, vol. 7, Stereo DKC

288.

IN AFRICA SI VA (G. Raimondi-E: Fratti)

1.
La tromba del quartiere è già suonata,
e l’adunata del battaglione;
un rigo in fretta per l’innamorata,
poi la sfilata lungo i bastion.
Eterne strade ancora tormentate
Risuona dei soldati la conzone:

Si va, per Mussolini,
nell’Africa Oriental,
abbiam con gli abissini
molti conti da saldar!
Per chiuder la partita
Portiam nella giberna
L’elisir di lunga vita
Per il Negus Selassié!

Si va, per Mussolini,
per l’Italia e per il Re!

E un giorno non lontano,
laggiù, sull’altipiano,
noi vedremo sventolare
più superbo il Tricolor!

2.
Tremante d’emozione una vecchietta
Si reca in fretta alla stazion,
per dire al figlio suo con amor:
fatti onore, io pregherò!
Ritornerò col segno del valore,
le grida il figlio mentre il treno va…

Si va, per Mussolini…

Fonte: audiocassetta, Inni del Fascismo. Canti d’Africa, vol. 7, Stereo DKC 288.

FACCETTA NERA

Faccetta nera è una canzone scritta da Giuseppe Micheli e musicata da Mario Ruccione nel 1935.

FACCETTA NERA

La versione originale in romanesco cantata da Carlo Buti

FACCETTA NERA

Il Ministero della Cultura Popolare, insoddisfatto  per la stesura del testo in romanesco del poeta romano Giuseppe Micheli, a causa dell’ammiccamento a rapporti interrazziali visto che definiva “romana” una ragazza etiope e per il senso troppo spiritoso di alcune parole, la censurò (sebbene le leggi razziali non fossero in vigore). Il Ministero pretese, tempestivamente, di modificare il testo per ben altre due volte, alterando notevolmente il senso e il significato della canzone, che venne così trasformata in un più rassicurante, per il regime, inno di conquista e di sottomissione degli abissini, notevolmente meno tollerante e scherzoso dell’originale. Infine, vennero eliminate pure tutte le parole e le inflessioni dialettali.

Se tu dall’altipiano guardi il mare,
Moretta che sei schiava fra gli schiavi,
Vedrai come in un sogno tante navi
E un tricolore sventolar per te.

Faccetta nera,
Bell’abissina
Aspetta e spera
Che già l’ora si avvicina!
quando saremo
Insieme a te,
noi ti daremo
Un’altra legge è un altro Re.

La legge nostra è schiavitù d’amore,
il nostro motto è libertà e dovere,
vendicheremo noi camicie nere,
Gli eroi caduti liberando te!

Faccetta nera,
Bell’abissina
Aspetta e spera
Che già l’ora si avvicina!
quando saremo
Insieme a te,
noi ti daremo
Un’altra legge è un altro Re.

Faccetta nera, piccola abissina,
ti porteremo a Roma, liberata.
Dal sole nostro tu sarai baciata,
Sarai in Camicia Nera pure tu.

Faccetta nera,
Sarai Romana
La tua bandiera
Sarà sol quella italiana!
Noi marceremo
Insieme a te
E sfileremo avanti al Duce
E avanti al Re!

Il nazismo. La Germania nella II Guerra mondiale

LILI MARLEEN

La Resistenza

FISCHIA IL VENTO

Testo italiano di F. Cascioni

Esistono diverse versioni di “Fischia il Vento”, celebre canto della resistenza, elaborato da F. Cascioni nel 1944. La musica evoca un  celebre canto popolare russo (“Katjusha”). Pubblichiamo due delle versioni esistenti.

( 1)
Fischia il vento, urla la bufera
Scarpe rotte eppur bisogna andar
A conquistare la rossa primavera
Dove brilla il sol dell’avvenir

Ogni contrada è patria del ribelle,
Ogni donna a lui dona un sospir
Nella notte lo guidano le stelle,
forte il cuore e il braccio nel colpir.
Cessa il vento, calma è la bufera
Torna a casa il fiero partigan
Sventolando la rossa sua bandiera
Vittoriosi e alfin liberi siam.

Fischia il vento, infuria la bufera,
scarpe rotte eppur bisogna andar,
a conquistare la rossa primavera
dove sorge il sol dell’avvenir.

(2)
Fischia il vento, infuria la bufera,
scarpe rotte eppur bisogna andar,
a conquistare la rossa primavera
dove sorge il sol dell’avvenir.

Ogni contrada è patria del ribelle
ogni donna a lui dona un sospir,
nella notte lo guidano le stelle
forte il cuore e il braccio nel colpir.

Se ci coglie la crudele morte
dura vendetta verrà dal partigian;
ormai sicura è gia la dura sorte
contro il vile che noi ricerchiam.

Cessa il vento, calma è la bufera,
torna a casa fiero il partigian
Sventolando la rossa sua bandiera;
vittoriosi e alfin liberi siam.

Fischia il vento, infuria la bufera,
scarpe rotte eppur bisogna andar,
a conquistare la rossa primavera
dove sorge il sol dell’avvenir.

BELLA CIAO

Questa mattina mi son alzato
o bella ciao bella ciao bella ciao ciao ciao
stamattina mi sono alzato
e ho trovato l’invasor.

O partigiano portami via
o bella ciao bella ciao bella ciao ciao ciao
o partigiano portami via
che mi sento di morir.

E se muoio da partigiano
o bella ciao bella ciao bella ciao ciao ciao
e se muoio da partigiano
tu mi devi seppellir.

E seppellire lassù in montagna
o bella ciao bella ciao bella ciao ciao ciao
e seppellire lassù in montagna
sotto l’ombra di un bel fior.

E le genti che passeranno
o bella ciao bella ciao bella ciao ciao ciao
e le genti che passeranno
e diranno o che bel fior.

E’ questo il fiore del partigiano
o bella ciao bella ciao bella ciao ciao ciao
è questo il fiore del partigiano
morto per la libertà.

Il dopoguerra

O BIANCO FIORE- INNO DELLA DEMOCRAZIA CRISTIANA

Il boom economico italiano

Claudio Lolli canta “Borghesia” (testo e musica di Claudio Lolli): “Vecchia piccola borghesia/ per piccina che tua sia/ non so dire se fai più rabbia,/ pena, schifo o malinconia…”

Contestazioni

In piedi il ricordo caduto sul sentiero

“In piedi il ricordo caduto sul sentiero/ stanco di seguirmi senza storia,/ dimenticato in un albero del sentiero./ Così lontano andrò che morirà il ricordo, /infranto fra le pietre del sentiero, /sarò sempre lo stesso pellegrino, /con pena dentro e con sorriso fuori./

Questo sguardo circolare e forte / In un magico pase de muleta / ogni meta schivò nella mia ansia / trasformandosi in vettore della tangente./

Io non volli guardare per non veduto, / arrossito torero della mia fortuna, / invitarmi con gesto noncurante.”

Che Guevara

Francesco Guccini, Dio è morto

Francesco Guccini canta “Dio è morto” (tonalità Mi Maggiore): “Ho visto/ la gente della mia età andare via/ lungo le strade che non portano mai a niente/ cercare il sogno che conduce alla pazzia/ nella ricerca di qualcosa che non trovano/ nel mondo che hanno già/ dentro alle notti che dal vino son bagnate/ dentro alle stanze da pastiglie trasformate/ dentro alle nuvole di fumo, nel mondo fatto di città,/ essere contro od ingoiare la nostra stanca civiltà/ è un Dio che è morto/ ai bordi delle strade Dio è morto/ nelle auto prese a rate Dio è morto/ nei miti dell’estate Dio è morto…


Paolo Pietrangeli, Contessa (1966)

Contessa fu scritta da Paolo Pietrangeli nel 1966 in occasione della prima occupazione dell’università di Roma e per ricordare lo studente Paolo Rossi assassinato dai fascisti.

“Che roba contessa all’industria di Aldo/ han fatto uno sciopero quei quattro ignoranti/ volevano avere salari aumentati/ dicevano pensi di essere sfruttati./ E quando è arrivata la polizia/ quei quattro straccioni han gridato più forte/ di sangue han sporcato il cortile e le porte, /chissà quanto tempo ci vorrà per pulire”.

Compagni dai campi e dalle officine/ prendete la falce e portate il martello/ scendete giù in piazza e picchiate con quello/ scendete giù in piazza e affossate il sistema.

Voi gente per bene che pace cercate/ la pace per far quello che voi volete/ ma se questo è il prezzo vogliamo la guerra/ vogliamo vedervi finir sotto terra./ Ma se questo è il prezzo l’abbiamo pagato/ nessuno più al mondo dev’essere sfruttato.

‘Sapesse contessa che cosa mi ha detto/ un caro parente dell’occupazione/ che quella gentaglia rinchiusa là dentro/ di libero amore facea professione./ Del resto mia cara di che si stupisce/ anche l’operaio vuole il figlio dottore/ e pensi che ambiente ne può venir fuori/ Non c’è più morale contessa’.

Se il vento fischiava ora fischia più forte/ Le idee di rivolta non sono mai morte/ Se c’è chi lo afferma non state a sentire/ È uno che vuole soltanto tradire./ Se c’è chi lo afferma sparategli addosso/ La bandiera rossa ha gettato nel fosso.

Voi gente per bene che pace cercate/ La pace per far quello che voi volete/ Ma se questo è il prezzo vogliamo la guerra/ Vogliamo vedervi finir sotto terra./ Ma se questo è il prezzo l’abbiamo pagato/ Nessuno più al mondo dev’essere sfruttato”.

Fonte – Sitografia:

http://utenti.lycos.it/laltraitalia

Gli anni Settanta

Giovanna Marini, I treni per Reggio Calabria

Francesco De Gregori, La storia

Francesco De Gregori canta “La storia” (testo e musica di Francesco De Gregori) (Tonalità di Fa maggiore): “La storia siamo noi,/ nessuno si sente offeso,/ siamo noi questo prato di aghi sotto il cielo./ La storia siamo noi, attenzione/ nessuno si sente escluso./ la storia siamo noi, siamo noi queste onde nel mare,/ questo rumore che rompe il silenzio,/ questo silenzio duro da masticare./ E poi ti dicono: ‘Tutti sono uguali,/ tutti rubano nella stessa maniera’./ Ma è solo un modo per convincerti/ a restare chiuso dentro casa/ quando viene la sera,/ però la storia non si ferma davvero/ davanti a un portone/la storia entra dentro le stanze, le brucia, la storia dà torto e dà ragione/ la storia siamo noi/ siamo noi che scriviamo le lettere/ siamo noi che abbiamo tutto da vincere/ tutto da perdere…”

La confusione regna

Giorgio Gaber, Destra-sinistra

Giorgio Gaber canta “Destra-sinistra” (Testo e musica di G. Gaber-A. Luporini) (Tonalità Do maggiore): “Tutti noi ce la prendiano con la storia/ ma io dico che la colpa è nostra/ è evidente che la gente è poco seria/ quando parla di sinistra o destra./ Ma cos’è la sinistra…

Ivano Fossati canta “La canzone popolare”

Canta Ivano Fossati ne “La musica che gira intorno” (Testo e musica di Ivano Fossati) (Tonalità di Fa Maggiore): “Sarà la musica che gira intorno/ quella che non ha futuro/ sarà la musica che gira intorno/ saremo noi che abbiamo nella testa/ un maledetto muro”

“La musica che gira intorno” è una musica senza futuro, si consuma tutta nell’attimo in cui diventa storia. E’ il popolo che canta, attraverso la voce dei suoi menestrelli. Canta, finché avrà voce.

Berlusconi scende in campo

INNO FORZA ITALIA

Secessione!!!

INNO LEGA NORD

———-

BIBLIOGRAFIA

Formazione di un “Archvio Audio-sonoro del Novecento”

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Categorie:K00- Popular Music

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1 reply

  1. Mai come ora…..queste cante d’Africa ci fanno meditare…..gl’Italiani sono stati i migliori
    colonialisti all’epoca…..?

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