Antonio De Lisa – La poesia nell’era della precarietà ontologica

La poesia nell’era della precarietà ontologica

di Antonio De Lisa

Che cos’ha di speciale la nostra epoca tanto da definirla di “precarietà ontologica”? In che misura si può applicare questa definizione alla poesia? Proviamo a fare una riflessione, la più articolata possibile, lontana da prese di posizioni preconcette. Queste note vogliono essere anche un chiarimento e una spiegazione del perché abbiamo sentito l’esigenza di portare la nostra parte di testimonianza con un nuovo Blog-rivista, quello in cui state leggendo questi appunti. E’ perlomeno doveroso chiarire alcuni presupposti, prima di dispiegare in pieno il ventaglio delle proposte.

Il primo dato che salta agli occhi è di tipo analitico. E’ un’epoca di molteplicità e di varietà assolute. Sembra che ogni poeta faccia storia a sé. Anzi, che ogni singola opera faccia storia a sé. Non sono riconoscibili scuole, se non piccole cordate; non sono visibili opzioni di poetica, perché spesso lo stesso poeta articola il proprio percorso in più direzioni, come è giusto che sia. Lo stesso trattamento della materia prima della poesia, cioè il linguaggio, è ampiamente prospettico, dallo sperimentalismo alla pacata e a volte dolente liricità in versi. Da un punto di vista storico, il periodo che va dalla metà degli anni Settanta ad oggi è il meno definibile possibile da questo punto di vista. E’ l’immagine stessa della frammentarietà. E lo si afferma in questa sede come puro dato di fatto, senza implicazioni.

E’ anche un’epoca di grande abbondanza poetica. Come se la poesia fosse l’ultima isola di testimonianza prima del silenzio. Giancarlo Majorino l’’ha definita – con una felice espressione – “l’epoca del gremito” (in “Poesie e realtà 1945-2000”). Le due cose forse vanno insieme. Abbondanza e frammentarietà non sono scindibili.

Ma fatta questa premessa, su cui si dovrà tornare per chiarirne gli elementi interni ed esplicitarne le connessioni, bisogna passare all’altro punto, ovvero: di cosa è specchio questa frammentarietà? Non è una domanda che presuppone un’inevitabile rispecchiamento tra condizione della società e stato dell’arte. La questione non si pone in questi termini. Vorremmo tentare il salto analitico, dalla sociologia alla filosofia, anche se si tratta di una filosofia che tiene in conto le dinamiche sociali. Frammentarietà e proliferazione sono in questa prospettiva l’epifenomeno, per così dire, di una condizione di fondo di uno stato di cose che ormai è andato oltre anche il post-moderno, superandolo in prospettive ancora più caotiche e confuse. E’ questa la condizione che chiamiamo di “precarietà ontologica”. Non c’è più niente che tenga come punto fermo, come punto di riferimento. Non ci riferiamo certo ai vecchi valori (ideologici), ci riferiamo ai valori in generale. Resta solo l’”io”. Cioè una situazione in cui solo l’individualismo più isolazionista detta le leggi del movimento. Ma proprio perché isolato, tanto più conformista. Una miscela particolare che si è venuta a creare in condizioni di mescidazione tra vecchi spezzoni di realtà e nuove aspirazioni.

La domanda da porsi si configura quindi in maniera più sottilmente articolata. Come si muove la poesia in questo stato di cose, in cui tutto fluttua in una condizione di precarietà generale (anche lavorativa, anche di condizione sociale)? Forse, tutto sommato, conserva una sua dignità, specie se paragonata ad altri generi letterari, come il romanzo, che ormai si “produce” a comando, su richiesta, come le saponette. Zanzotto ha detto che chi scrive versi fa ipso facto resistenza civile. E’ sempre generoso, quello che è oggi forse il più grande poeta contemporaneo italiano. Ma questa generosità è di tutta la poesia italiana contemporanea, al di là di polemiche e dibattiti, tutte e due inconcludenti perché non fanno i conti col “mercato”: da una parte gli editori, dall’altro il pubblico della poesia, deficitari entrambi (e vedremo in altra sede in che senso). Queste affermazioni nascono da una pratica assidua con “tutta” la poesia, italiana e internazionale, contemporanea ed è da questa pratica che scaturiscono considerazioni niente affatto negative sulla qualità e consistenza della poesia stessa.

Antonio De Lisa

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