Internet e il brusio delle voci elettroniche, di Antonio De Lisa

Internet e il brusio delle voci elettroniche

di Antonio De Lisa

Come è cambiato il mondo della comunicazione


Nel 2003 il World Wide Web ha festeggiato il suo decennale. Nel 2013 festeggerà il suo ventennale. Siamo vicini. Per quelli che, come noi, sono interessati a nuovi sistemi di scrittura e di comunicazione contemporanea, vale la pena cominciare a fare una riflessione più generale.

Il World Wide Web è la parte multimediale della comunicazione in rete che si è sviluppata a partire da Mosaic nel 1993 sulla base delle conquiste di Internet. Questo è il mezzo di comunicazione che si è diffuso più rapidamente nella storia dell’umanità. Forse vale la pena spendere qualche riflessione, visto che chi più, chi meno, siamo tutti coinvolti. Si tratta di uno spazio di comunicazione planetario, variegato e orizzontale, che si basa sulla rivoluzione concettuale delle telecomunicazioni: “Siamo in presenza di un sistema di telecomunicazione se il trasferimento di informazioni nello spazio avviene mediante il trasporto di energia e non di materia” (F. Ciotti-G. Roncaglia, Il mondo digitale, Laterza 2000).

La storia ha inizio a Washington nel 1966, quando Bob Taylor, allora dirigente di un ufficio della Advanced Research Projects Agency (ARPA), un’agenzia del Dipartimento della Difesa americano, propone al suo direttore il finanziamento di un progetto volto a consentire la comunicazione e lo scambio di risorse tra i computer dei vari laboratori universitari finanziati dall’agenzia. Comincia la ricerca del protocollo universale. In seguito Larry Roberts riprende il concetto di base dell’informazione diffusa e ridondante, che avrebbe potuto servire a garantire la comunicazione in caso di attacco nucleare e dà vita nel 1966 al progetto Arpanet. Nel 1972 conta trentasette nodi.

La prima grande svolta nella storia della rete Arpanet avviene nel 1973, quando Vinton Cerf e Bob Kahn sviluppano un nuovo protocollo per la comunicazione di base tra gli host: il TCP/IP (Transmission Control Protocol/Internet Protocol), il cui concetto si basa sulla trasmissione a pacchetti di informazione in una rete decentrata. Da qui nasce Internet, che è una rete di reti telematiche (una inter-rete, in inglese inter-net). Questo protocollo viene adottato nel 1983 da Arpanet, che la diffonde nel mondo universitario. Intanto, è interesse crescente del governo degli Stati Uniti uscir fuori dal business della rete e passare i servizi di Internet all’industria privata.

Ci stiamo avvicinando a rapidi passi a Internet come la conosciamo oggi. Nei laboratori CERN di Ginevra Tim Berners Lee, con lo scopo di facilitare la comunicazione tra la comunità scientifica dei fisici sviluppa un sistema per pubblicare sui nodi della rete documenti testuali interconnessi, battezzato World Wide Web. Nasce così il concetto di servizio multimediale. Agli inizi del 1993 Marc Andressen ed Eric Bina sviluppano la prima interfaccia grafica per l’accesso ai documenti presenti su World Wide Web, il famoso Mosaic e la distribuiscono gratuitamente a tutta la comunità di utenti della rete. Grazie a Web e Mosaic, Internet entra finalmente anche nelle nostre case.

La società dell’accesso e la lettura erratica del World Wide Web

La rete è stata progettata per permettere un facile accesso a risorse uniche, non accessi gratuiti a risorse comuni. Da allora Megalopoli di siti fittamente innervate da reti telematiche popolano il mondo virtuale. La rete delle reti– scriveva nel ’97 Lorenzo De Carli – Internet, “che prefigura il mondo interconnesso dei prossimi decenni, si distende sul pianeta come una fitta rete intertestuale, avvolgendolo in una sottile ragnatela” (Internet. Memoria e oblio, Bollati Boringhieri 1997). L’autore giungeva a paragonarla a un romanzo, “un’opera narrativa, la quale fonda solo in se stessa, nella dimensione spaziale e temporale in cui si muovono i suoi protagonisti, la sua ragion d’essere”. Allora, verrebbe da chiedersi, cosa ci dice questo grande racconto post-moderno? L’abbiamo già accennato: che la comunicazione odierna è di natura immateriale e prelevabile universalmente, purché in formato digitale, dalle varianti documentate di un prezioso manoscritto antico (un caso è offerto ad esempio dal Servizio “Gallica” della Biblioteca nazionale di Parigi) ad interi programmi.

L’ipertesto del World Wide Web è spesso letto con uno sguardo che lo attraversa diagonalmente. La lettura erratica incoraggia quella “recezione nella distrazione” che Walter Benjamin, nell’Opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica, ravvisava nel modo di guardare un’opera cinematografica. Per il filosofo tedesco, il quale stava riflettendo sulle profonde modifiche dell’appercezione causate dalla riproduzione meccanica dell’arte, il cinema, grazie all’orchestrazione degli effetti di shock, aveva fatto attecchire una sensibilità estetica adatta a fare da pendant all’accelerazione della vita nella città moderna.

Colori vivaci, immagini sorprendenti, testi baluginanti, frasi brevi e ritmi sonori incalzanti sono la condizione necessaria perché la navigazione nell’ipertesto del World Wide Web possa protrarsi incessantemente. Se è così facile attraversare, leggere o creare un sito, o un blog, fatto di lettere, suoni e visioni, sarà però  anche semplice propagare messaggi pubblicitari attraverso di esso. La cultura di Internet non si oppone necessariamente alla pubblicità, ma richiede che si veda la pubblicità come un servizio di informazione. O di simulazione di una realtà parallela. C’è chi dice che in futuro si potrà persino essere in grado di fare una prova di guida su Internet attraverso una simulazione.

E-mail, Liste di discussione e Newsgroup

L’invio e la ricezione di messaggi in tempi brevi sono uno dei motivi che hanno decretato il successo di massa del Web. Queste tre categorie ne fanno parte, ma si basano su livelli diversi: l’e-mail è lo scambio uno-a-uno, la Lista uno-a-pochi, il Gruppo uno-a-molti. Una  regola fondamentale per tutti è la cosiddetta Netiquette, il codice di buona creanza in Internet, sempre meno rispettato. Questi strumenti permettono a migliaia di persone di scambiarsi messaggi e di creare delle vere e proprie comunità intellettuali, ma funzionano in modo diverso. Oltre per quello tecnico, liste e conferenze differiscono anche per altri aspetti. Le liste, infatti, possono essere accomunate a dei circoli privati, in cui è necessario prima iscriversi, per poi partecipare alle discussioni.     Un newsgroup (gruppo di discussione) si basa sullo scambio di messaggi pubblici (che risiedono su una sotto-rete chiamata Usenet), cioè liberamente leggibili da chiunque. L’analogia che si fa di solito è con  quella della bacheca. Per consultare i messaggi è necessario collegarsi a un programma news-server, o interrogare il Web. Le affissioni in bacheca si chiamano Posting (affissioni) o Article (articolo). Chi legge in bacheca è il Lurker (spettatore). I messaggi speso formano dei “botta e risposta”, costituiti da una serie di messaggi mandati da utenti che si rispondono l’un l’altro. Questa serie si chiama thread (filo, per analogia con filo del discorso). Uno dei messaggi più odiati è quello Off topic (non pertinente), che può scatenare una vera  Flame war (una catena di risposte polemiche).

I newsgroup sono terreno di caccia degli spammer. La parola spam, contrazione di spiced e ham, deriva da un omonimo popolarissimo prodotto alimentare americano che è una miscela tritata di carne di maiale e prosciutto, confezionata in lattine. Gli spammer contribuiscono al rumore, brusio o ronzio di fondo della rete. Dicono nulla, ma lo fanno ad alta voce. Peggio, spesso spacciano pubblicità. Troll o troller sono i provocatori spiritosi. Ma ci sono anche quelli che spiritosi non sono. Entrambi sono molto fastidiosi. Poi ci sono quelli che vogliono mandarti messaggi pubblicitari non desiderati.

Si contano migliaia di newsgroup al mondo. Che cosa gira in questo posting universale? Limitiamoci al mondo italiano. Quando si parla di macchine (computer, aggeggi, meccanismi, problem solving, soprattutto telefonia) può risultare fondamentale infilarsi nel gruppo giusto. I newsgroup tecnici sono in genere quelli dove si concentrano le persone più competenti e dove è possibile reperire le informazioni più affidabili.

Quando poi si parla di humanities (cultura, arte, filosofia, musica, letteratura) spesso sorgono forti dubbi. Si ha come la sensazione che l’umanità abbia poco da dirsi. Un brusio continuo di voci elettriche e telematiche incoerenti. Quello che non funziona è proprio quello di cui la gente sembra aver più bisogno: la discussione. Non si discute nei gruppi di discussione. Un bel paradosso di questo grande romanzo post-moderno.

Emoticons,  smileys e ciberfaccine

Il linguaggio non è fatto solo di parole, ma anche del modo in cui si intonano o pronunciano. Gli esperti parlano a questo proposito di pragmatica della comunicazione. Visto che la parte scritta dei messaggi in Internet non può trasmettere nulla in questo senso, si è “iconicizzato” il linguaggio con tutta una serie di emoticons, per esprimere emozioni e intenzioni che accompagnano l’enunciato delle frasi. Sono dette anche ciberfaccine e spesso si trovano anche nel repertorio degli SMS sui telefonini. Questa digitazione si chiama smiley.

Il sistema delle abbreviazioni si usa anche per scegliere password inconsuete come: Smcnmnin (Sicuramente mio caro, non me ne importa niente). Questa è l’ironia di Internet.

Un’estensione generosa e inventiva di queste pratiche tipografiche è la cosiddetta Assci art, con la quale si disegnano orsacchiotti, gufi appollaiati, leoncini e varie amenità come la figura di Cindy Crawford e la faccia sorridente di Albert Einstein.

Elementare, Mister Case!

Nel 1984 un giovane scrittore di fantascienza, William Gibson, pubblica un romanzo che avrebbe fatto scuola: Neuromancer (Negromante). C’è da temere che si realizzi qualcosa di simile? In realtà, dovremo solo adattarci a una visione bilaterale della realtà: con l’occhio sinistro terremo sotto controllo i particolari, per esempio la grande utilità pratica della rete, che ci permette di pagare una bolletta senza fare la fila o trovare un libro altrimenti inaccessibile; con il destro dovremo perlustrare l’orizzonte della rete e la sua evoluzione e fare in modo che resti quello che è: un organismo che, diversamente dalla televisione e dalla carta stampata,  non è sotto il diretto controllo di nessuno. Altrimenti saranno dolori. Elementare, Mister Case!

Antonio De Lisa

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